Il gingol quotidiano di Radio Giovedì e'

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giovedì 2 dicembre 2010

Radio Giovedì risponde all'avvocato Pecorella

Egregio Radiolettore avv. Gaetano Pecorella,
innanzitutto la Redazione si vuole complimentare con i Suoi genitori per il coraggio con il quale hanno scelto il Suo nome. Gaetano, a nostro considerevole parere, è tra i nomi meno radiografici che esistano ed è pari, per indecenza, solo a Giordano, Emilio, Lapo, Maicol e Sandro Bondi.
Detto questo, partendo dalla semplice considerazione che, se questa fosse stata una radio normale:

  1. per ovvi motivi non si sarebbe chiamata Radio Giovedì,
  2. molto probabilmente non avrebbe avuto come slogan “l’emittente a tutta birra”
  3. noi della redazione non avremmo mai ricevuto la Sua graditissima raccomandata a/c,
  4. le nostre Radioline non sarebbero state slovacche, ma di Cesano Maderno,
  5. avrebbero letto la Sua raccomandata a/c masticando una borghese Vigorsol a bocca chiusa invece che limarsi le unghie facendo in continuazione palloni rosa enormi e appiccicosissimi tenendo tre (5) Big Babol alla Borovička gusto fragola in bocca,
  6. ci sarebbe uno studio legale composto da tanti ometti cupi e gobbi in giacca nera, camicia bianca e cravatta a scelta da attivare per rispondere alla Sua altisonante e a tratti roboante raccomandata a/c anzichè rischiare di finire erroneamente tritata con il distruggidocumenti in dotazione alla Redazione (e scusa il gioco di parole) di Radio Giovedì (il modello Paperdestroyer XL 2010 ad ultrasuoni).
Purtroppo per lei, caro avv. Gaetano Pecorella, la nostra non è una Radio normale ma è una Radio Utopica con, a tratti, Venature di Fantascienza e Luccicanza con il risultato che:
  1. Primo Giovedì si è molto incazzato per l’accaduto,
  2. ci ha chiesto di metterLa a conoscenza del fatto che nell’hard (mai nome fu più azzeccato) disk della Redazione di Radio Giovedì sono salvati circa 413.295 filmati di varia natura (dal softcore al fetish/bondage per finire nel fisting) che La ritraggono, ben riconoscibile, in completini adamitici in lattice, quasi sempre in posizione detta (questo non è un gioco di parole) “a Pecorella” mentre una ragazza le infila oggetti di varia natura e dimensione nel deretano.
  3. Dimenticavamo: la ragazza in questione (nipote di un noto statista slovacco) è stata prontamente contattata dalla redazione di Radio Giovedì e si è detta pronta a testimoniare che Lei ha sempre pagato in nero le prestazioni di Maitress che le ha offerto.
Alla luce di quanto emerso e dato lo stretto vincolo di amicizia che lega Primo Giovedì a Julian Paul Assange  e il vincolo di amore che lo lega a Lindsay Lohan Le
 

INTIMIAMO

di non rompere più le palle a Lui in particolare e a Radio Giovedì in generale.

Certi e lieti di non risentirLa più.
Cheers,
la Redazione di Radio Giovedì

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giovedì 21 ottobre 2010

Il prodigo Secondo Giovedì (one week later)

Screanzati Radiolettori, per fare un pò di ordine nel caos primordiale che regna tra i vostri neuroni e far un pò di chiarezza nel buio pesto della vostra memoria, oggi vi raccontiamo brevemente cosa è successo questa settimana, ovvero 7 giorni esatti dopo aver ricevuto la missiva non affrancata di quel mentecatto di Secondo Giovedì. Ora mettetevi comodi, stappatevi una fresca Beer Bone, inserite la ormai macilenta cassetta di Bryan Adams “Reckless” nel mangianastri, rilassatevi e godetevi la storia.

Come ben ricorderete, smemorati Radiolettori, pochi giorni dopo l’Ultima Sbronza, Secondo Giovedì, il fratello venuto meno bene della famiglia Giovedì, raccolto ogni suo avere abbandonò la redazione e se ne andò in un paese lontano, ancora più lontano di quanto tu, inconscio Radiolettore, stia pensando. Secondo fonti accreditate Secondo si rifugiò a Piffione, ai più noto come Centro Universale di Lubriche Oche (CULO), piovoso, triste e desolato borgo in terra bresciana vicino a Bettole dove, secondo un'antica tradizione, si sarebbero ferrate le oche con i martelli di paglia. Questa la dice lunga sul posto e sui suoi abitanti...
Ma non divaghiamo. A Piffione, con la liquidazione di Radio Giovedì, Secondo visse dissolutamente in una comune abitata da strana gente: messicani, indiani, filippini e Sandro Bondi. Tra offerte compulsive alla chiesa Cristiana Cattolica e giocando azzardatamente d’azzardo a Subbuteo con lestofanti autoctoni, Secondo si ritrovò da un giorno all’altro con le pezze al culo (leggi anche: in bolletta).
Ma il detto “la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo” è molto più vero di “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli” (pare infatti che a causa di una errata interpretazione di una consonante del testo originale, la gomena -gamta- della parabola sia diventata un cammello -gamal-. In tal modo il gioco di parole ha perso l'attinenza che aveva con i pescatori del Lago di Tiberiade. Di conseguenza, nel testo greco la parola incriminata è "cammello" da "kamelos", invece che "grossa fune"e cioè "kamilos").
Ma bando alle ciancie, dicevamo che Secondo, cammello o grossa fune che fosse, una volta che ebbe speso tutto -e quando diciamo tutto intendiamo proprio tutto, anche i pochi euro guadagnati vendendo al mercato di Piazza Castello a Borgosatollo i vestiti di paiette, il boa di struzzo rosa shocking e la sciarpa verde a quadretti dono di Primo Giovedì- in quel paese sopraggiunse una grave malattia (la diarrea dei volatili) ed egli, senza un soldo per acquistare una cerata o un misero k-way cominciò ad essere nel bisogno (leggi anche: in un mare di merda).
Allora Secondo andò a parlare con Maicol, lo stronzino di Piffione, che accettò a fargli un prestito a patto che lavorasse per lui nei campi a pascolare i maiali.
Ma le cose non miglioravano: i piccioni cacavano come oche ripiene e nei campi non v’era altro che guano e maiali.
Allora, un pomeriggio, trovato rifugio sotto una pianta di cachi di colpo rinsavì e si disse: "Ma che cazzo sto facendo? Quando ero a Radio Giovedì avevo birra in abbondanza mentre ora muoio di sete, avevo gnocca in ogni mano mentre ora ho solo guano di piccione, avevo intorno delle gran maialone... beh, quelle anche adesso! Poco male, mi leverò, mi laverò dal guano, andrò da Primo Giovedì, e gli dirò: Primo, scusa la puzza di guano, ma a Piffione i piccioni hanno la diarrea. Voglio che tu sappia che ho peccato contro la Radio, davanti e dietro di te... e quindi non sono più degno di essere chiamato tuo fratello; trattami come un comune Testimone di Geova della domenica mattina. Questo è quello che mi merito”.
Egli dunque si levò, si lavò, cantò, ballò per un po’ e andò da Primo. Ma mentre era ancora lontano dalla redazione, Primo lo vide, lo riconobbe (nonostante la capigliatura a metà tra una Amy Winehouse appena alzata e Paolo Migone prima di coricarsi) e cambiò strada. Non ne ebbe per niente compassione, diversamente da quello che tutti si sarebbero aspettati avendo già letto una storia simile...
Quindi Primo corse negli studi di registrazione e si stappò una dozzina di Beer Bone. Ma mentre tracannava la tredicesima, uscendo un attimo dal copione ed entrando in un altro, fu folgorato su Via Damasco (come Saulo, aka San Paolo) e, pervaso dalla nostalgia per i vecchi tempi andati, una lacrima scese dall’occhio di Primo (si scoprì poi essere stata causata da una congiuntivite, ndr), ricordando quando le Beer Bone venivano tracannate in compagnia di Secondo Giovedì.
E proprio in quel frangente, come nei migliori film americani, il campanello della redazione suonò.
Primo si commosse, i bypass cominciarono a suonare come il jackpot di una slotmachine di Montecarlo e con le lacrime agli occhi andò ad aprire la porta: era però una coppia di Testimoni di Geova in vena di chiacchiere e quindi, deluso, Primo richiuse subito la porta.
Ma ormai nel cuore di Primo l’argine che conteneva le lacrime era ormai rotto. Uscì dalla redazione e andò in cerca di Secondo Giovedì, sapendo bene dove cercarlo: da Peppuccio, al bar della Darsena!
I loro sguardi si incrociarono. A Primo si gelò il sangue, a Secondo la mano in cui teneva la Beck’s Next appena presa dal frigo. Dopo qualche secondo di esitazione Primo ruppe gli indugi e gli si gettò al collo baciandolo, come un tempo, lungamente e appassionatamente (e anche con un po’ di lingua) dietro l’orecchio destro.
Il fratello prodigo al secolo Secondo Giovedì allora disse: "Fratellone, ho peccato contro la Radio e contro di te. Non sono più degno di essere chiamato tuo fratello e...".
Primo lo interruppe con un gesto eloquente della mano e disse: “Secondo, tu non sei mio fratello; è proprio per questo che non ti chiamo fratello, cazzo!”
E Primo, non riuscendo più a contenere la sua ebbrezza per le tredici Beer Bone ingurgitate, disse alle sue Radioline: "Spogliatevi nude e portatemi due Beer Bone... facciamo tre, una la darò a Secondo!”.
Quando le ebbero bevute, aggiunse: “Portate qui il microfono più bello, mettetegli un’altra Beer Bone in mano e conducetelo in redazione.
Poi prendete quel grosso ammasso di pulci e ciccia che abbaia in continuazione nel cortile del vicino, ammazzatelo e cuocetelo allo spiedo; berremo e ci rallegreremo tutti, perché Secondo era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".
Ci fu una grande festa a base di peperoni ripieni, melanzane grigliate, caponata, fagioli, hot dog e birra ghiacciata.

Morale: un fratello per quanto caro può sempre tradirti, una Beer Bone, per quanto cara, no!

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